La disinformazione generata dall’intelligenza artificiale non passa più solo da deepfake e immagini manipolate. Il nuovo fronte riguarda testi sintetici, chatbot e contenuti persuasivi difficili da riconoscere. L’Europa risponde con AI Act, DSA, obblighi di trasparenza e strumenti di resilienza democratica.
Disinformazione IA: il rischio meno visibile è testuale
La disinformazione prodotta dall’intelligenza artificiale sta entrando in una fase più sofisticata. Se il dibattito pubblico si è concentrato su video falsi, immagini manipolate e audio sintetici, le evidenze più recenti indicano che i testi generati dai modelli linguistici possono rappresentare un rischio più silenzioso e pervasivo.
La meta-analisi dell’International Panel on the Information Environment, basata su 24 studi sperimentali e 33.801 partecipanti, segnala che la disinformazione testuale generata da IA può risultare più credibile di quella visiva, mentre le etichette sui contenuti sintetici producono effetti variabili.
In questa prospettiva si inseriscono anche le considerazioni pubblicate su LinkedIn da Sanaa Rezk, Independent Governance Researcher, secondo cui la governance dell’IA non può limitarsi a verificare se esistano controlli formali: deve valutare se tali controlli possano attivarsi prima che gli effetti diventino irreversibili. La sua riflessione su SPSF, ΔT Principle e Timing Integrity introduce un punto rilevante anche per la disinformazione: una protezione che arriva dopo la diffusione virale del falso rischia di essere solo una correzione tardiva.
AI Act e DSA: il piano operativo europeo
L’Unione europea sta costruendo una risposta multilivello. Dal 2 agosto 2026, l’AI Act prevede che gli utenti siano informati quando interagiscono con sistemi di IA o quando sono esposti a determinati contenuti generati o manipolati artificialmente.
La Commissione europea ha inoltre pubblicato un Code of Practice on Transparency of AI-Generated Content, pensato per sostenere l’applicazione dell’articolo 50 dell’AI Act su marcatura, rilevamento ed etichettatura di deepfake e testi generati dall’IA su temi di interesse pubblico.
A questo si aggiunge il Digital Services Act, che impone maggiore responsabilità alle piattaforme digitali e mira a rendere lo spazio online più sicuro e trasparente. Il Codice europeo di buone pratiche sulla disinformazione, rafforzato nel 2022 e integrato nel quadro DSA nel 2025, completa l’architettura europea contro manipolazione informativa e campagne coordinate.
La sfida etica: intervenire prima del danno
La questione decisiva non è solo riconoscere il falso, ma ridurne l’impatto prima che condizioni opinione pubblica, elezioni, salute o sicurezza. L’OCSE, nel rapporto Facts not Fakes, avverte che la disinformazione può minare fiducia nelle istituzioni, politiche pubbliche e sicurezza nazionale.
Il Consiglio dell’UE indica tra le contromisure FIMI toolbox, rapid alert system, European Digital Media Observatory, AI Act, DSA e norme sulla pubblicità politica. La convergenza con le riflessioni di Rezk è evidente: la resilienza democratica dipende dalla capacità delle istituzioni di reagire in tempo utile, non solo dalla presenza di regole.







