Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Acta Psychiatrica Scandinavica analizza per la prima volta dati clinici reali sull’impatto dei chatbot di intelligenza artificiale su pazienti con disturbi mentali. La ricerca, condotta nei servizi psichiatrici della Danimarca centrale, suggerisce che l’uso di chatbot come ChatGPT potrebbe in alcuni casi contribuire a peggiorare sintomi come deliri, mania o comportamenti autolesivi, pur evidenziando anche utilizzi potenzialmente benefici.
I dati dello studio danese
La ricerca guidata da Sidse Godske Olsen, Christian Jon Reinecke-Tellefsen e Søren Dinesen Østergaard ha analizzato le cartelle cliniche elettroniche dei Servizi Psichiatrici della Regione della Danimarca Centrale, che coprono circa 1,4 milioni di abitanti.
Nel periodo 1 settembre 2022 – 12 giugno 2025, i ricercatori hanno esaminato:
- 53.974 pazienti con almeno un contatto psichiatrico
- 10.712.856 note cliniche nei registri elettronici
Attraverso una ricerca testuale di 22 varianti dei termini “ChatGPT” e “chatbot”, sono state individuate:
- 181 note cliniche riferite a 126 pazienti
- 38 casi ritenuti compatibili con potenziali conseguenze negative legate all’uso di chatbot AI
Le principali categorie di sintomi osservate sono state:
- Deliri: 11 casi
- Suicidalità o autolesionismo: 6 casi
- Disturbi alimentari: 5 casi
- Mania/ipomania
- Ossessioni o compulsioni
- Ansia e depressione
Secondo gli autori, alcune descrizioni cliniche suggeriscono che i chatbot possano rafforzare convinzioni deliranti, alimentare stati maniacali o essere utilizzati per ricercare metodi di suicidio.
Fonte:
https://doi.org/10.1111/acps.70068
Non solo rischi: gli usi positivi
Lo studio evidenzia anche aspetti potenzialmente benefici.
Tra i pazienti analizzati:
- 32 persone hanno utilizzato chatbot per psicoeducazione o supporto emotivo
- 20 pazienti li hanno impiegati per attività pratiche quotidiane
Alcuni utenti hanno utilizzato i chatbot come forma di “terapia conversazionale informale” o per comprendere meglio i propri sintomi.
Tuttavia, gli autori sottolineano che i chatbot non sono stati progettati né validati come strumenti terapeutici, e la responsabilità legale in caso di consigli dannosi resta incerta.
Limiti scientifici dello studio
Gli stessi ricercatori invitano alla cautela nell’interpretazione dei risultati.
Principali limiti:
- assenza di prova causale tra chatbot e peggioramento clinico
- domande non sistematiche sull’uso dei chatbot nelle visite mediche
- ricerca limitata a pochi termini chiave
Pertanto lo studio non misura l’incidenza reale del fenomeno, ma segnala possibili segnali clinici emergenti.
Implicazioni per la sanità pubblica
Secondo gli autori, gli operatori sanitari dovrebbero iniziare a considerare l’uso dei chatbot tra i pazienti con disturbi psichiatrici come un fattore da monitorare clinicamente.
Con la diffusione globale di queste tecnologie — ChatGPT ha superato 900 milioni di download nel 2025 — il tema potrebbe diventare sempre più rilevante per la salute pubblica.
Cronologia e contesto scientifico
- 2022 – Lancio pubblico di ChatGPT
OpenAI introduce il chatbot basato su modelli linguistici di grandi dimensioni.
https://openai.com - 2024–2025 – Crescono i dibattiti sui rischi psicologici dei chatbot
Studi e report iniziano a segnalare possibili effetti su utenti vulnerabili.
Nature Machine Intelligence
https://www.nature.com - 2026 – Primo studio basato su dati clinici reali
Pubblicazione su Acta Psychiatrica Scandinavica.
https://doi.org/10.1111/acps.70068
Approfondimenti consigliati
- OMS – Ethics and governance of artificial intelligence for health
https://www.who.int/publications/i/item/9789240029200 - OECD – AI in healthcare policy framework
https://www.oecd.org - European Commission – AI Act e applicazioni ad alto rischio
https://digital-strategy.ec.europa.eu
Abstract: opportunità e rischi etici
L’emergere dei chatbot di intelligenza artificiale nel supporto informativo e psicologico apre opportunità significative: accesso rapido alla conoscenza, supporto emotivo e strumenti di auto-aiuto.
Tuttavia, i dati clinici preliminari indicano anche rischi potenziali per utenti vulnerabili, in particolare persone con disturbi psicotici, mania o comportamenti autolesivi. I chatbot possono, in alcuni casi, rafforzare convinzioni distorte o fornire informazioni non adeguate in contesti sensibili.
Sul piano etico e sociale emergono quindi tre sfide principali:
- governance e responsabilità delle piattaforme
- validazione clinica degli strumenti AI per la salute mentale
- educazione digitale e supervisione medica
Nel futuro, è probabile che la regolazione dell’IA in ambito sanitario richieda standard clinici, audit algoritmici e protocolli di sicurezza, analoghi a quelli dei dispositivi medici.







