Consulta l’editoriale scientifico originale di Frontiers in Psychology
Tipo di documento: editoriale scientifico open access. La versione definitiva impaginata non risulta ancora disponibile.
Avatar, chatbot e influencer virtuali con caratteristiche umane possono aumentare coinvolgimento ed empatia, ma rischiano anche di confondere simulazione emotiva e comprensione autentica. È quanto emerge da un editoriale pubblicato su Frontiers in Psychology.
L’intelligenza artificiale antropomorfa sta modificando il modo in cui le persone interpretano emozioni, intenzioni e informazioni sociali. L’editoriale firmato da Sara Ventura, Maurizio Mauri e Janie Brisson riunisce dodici contributi dedicati alle reazioni umane verso avatar, chatbot, influencer virtuali e altri agenti artificiali. Il lavoro è stato accettato il 17 giugno 2026.
L’AI diventa un attore sociale
Le ricerche esaminate mostrano che gli utenti tendono ad attribuire intenzioni, emozioni e stati mentali ai sistemi dotati di voce, volto o comportamento umano. Video generati dall’AI, capaci di integrare espressioni facciali, linguaggio e categorie sociali, permettono inoltre di studiare le reazioni psicologiche in condizioni controllate.
Negli influencer virtuali, autenticità percepita, presenza, attrattività ed evasione favoriscono l’empatia cognitiva e affettiva, aumentando il coinvolgimento degli utenti. Tuttavia, una somiglianza umana eccessiva può produrre disagio, diffidenza o la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di ingannevole: è il fenomeno conosciuto come uncanny valley.
Il rischio dell’illusione emotiva
Il punto più delicato riguarda l’“illusione dell’empatia”. Un sistema può formulare risposte premurose senza possedere emozioni, coscienza o comprensione morale. Questa distanza diventa particolarmente rilevante nella sanità, nell’istruzione e nei servizi di assistenza, dove la fiducia rappresenta una componente essenziale.
Gli autori invitano quindi a bilanciare antropomorfismo e trasparenza, chiarendo sempre la natura artificiale dell’interlocutore. Segnalano anche limiti metodologici, tra cui campioni ridotti, partecipanti poco diversificati e analisi circoscritte a singole piattaforme.
L’AI non è più soltanto oggetto di osservazione: sta diventando parte attiva degli ecosistemi sociali. La sfida futura sarà impedire che una comunicazione apparentemente empatica si trasformi in persuasione opaca, dipendenza emotiva o falsa reciprocità







