Il presidente USA Donald Trump lancia l’allarme sui deepfake legati all’Iran, denunciando il rischio di disinformazione globale. Ma le sue dichiarazioni aprono un dibattito sulla coerenza politica e sull’uso strategico dell’intelligenza artificiale nella comunicazione.
Negli ultimi giorni, Donald Trump ha dichiarato che “l’intelligenza artificiale può essere molto pericolosa” e deve essere utilizzata “con estrema cautela”, riferendosi in particolare alla diffusione di deepfake collegati alla guerra con l’Iran. Secondo quanto riportato da diverse fonti internazionali, contenuti manipolati digitalmente sarebbero stati utilizzati per alimentare tensioni e disinformazione online, amplificando scenari di crisi geopolitica.
Il fenomeno dei deepfake – video, audio o immagini generati tramite modelli di intelligenza artificiale – è ormai riconosciuto come una minaccia concreta alla sicurezza informativa. Studi accademici e rapporti istituzionali, tra cui quelli del World Economic Forum (Global Risks Report 2024), indicano la disinformazione basata su AI tra i principali rischi globali a breve termine.
Le dichiarazioni di Trump segnano un cambio di tono rispetto alla sua precedente posizione favorevole alla deregolamentazione dell’IA. Durante il suo mandato e nelle campagne politiche successive, ha sostenuto politiche volte a limitare l’intervento federale e a ridurre le restrizioni normative sul settore tecnologico.
Tuttavia, analisti e osservatori sottolineano una contraddizione: lo stesso ecosistema politico statunitense è stato accusato, in più occasioni, di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per campagne di comunicazione aggressive, inclusa la diffusione di contenuti manipolati o fuorvianti. Secondo il MIT Media Lab, la velocità di diffusione delle fake news online è significativamente superiore rispetto alle notizie verificate, rendendo il contesto ancora più critico.
In questo scenario, l’uso dell’IA come strumento di guerra informativa non riguarda più solo attori statali ostili, ma coinvolge anche dinamiche interne alle democrazie. La questione centrale resta la governance: come bilanciare innovazione, libertà di espressione e sicurezza informativa.
Approfondimento: cronologia e contesto globale
- 2020–2023: crescita esponenziale dei deepfake politici (Stanford Internet Observatory)
- 2024: il World Economic Forum inserisce la disinformazione AI tra i principali rischi globali
- 2025: l’Unione Europea implementa l’AI Act, con obblighi di trasparenza sui contenuti sintetici
- 2026: escalation di contenuti deepfake in contesti geopolitici (report NATO StratCom)
Fonti:
- World Economic Forum – Global Risks Report
- MIT Media Lab – “The Spread of True and False News Online”
- Commissione Europea – AI Act
- NATO Strategic Communications Centre of Excellence
Consigli di approfondimento
- https://www.weforum.org/reports/global-risks-report-2024
- https://www.media.mit.edu
- https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/european-approach-artificial-intelligence
- https://stratcomcoe.org
Abstract: impatti e rischi
L’intelligenza artificiale amplifica le capacità di manipolazione informativa, creando nuovi rischi per democrazie e sicurezza globale.
Pro: innovazione tecnologica, capacità di simulazione avanzata, nuovi strumenti comunicativi.
Rischi: disinformazione sistemica, destabilizzazione politica, perdita di fiducia nei media.
Nel medio termine, l’assenza di standard globali condivisi potrebbe favorire una “corsa agli armamenti informativi”, con conseguenze sociali profonde: polarizzazione, crisi della verità e indebolimento delle istituzioni.







