L’Unione europea punta su chip, cloud, intelligenza artificiale e software aperto per ridurre le dipendenze tecnologiche. L’open source può diventare un’infrastruttura strategica, ma da solo non assicura autonomia e sicurezza.
La nuova strategia europea
Il 3 giugno 2026 la Commissione europea ha presentato l’European Technological Sovereignty Package. Il programma comprende Chips Act 2.0, Cloud and AI Development Act, strategia europea per l’open source e una roadmap per la digitalizzazione del settore energetico.
L’obiettivo è ampliare le alternative disponibili per imprese e amministrazioni, rafforzando la capacità europea nei settori tecnologici essenziali. La questione riguarda anche la sicurezza: la direttiva NIS2 inserisce le infrastrutture digitali tra i settori ad alta criticità e impone misure di gestione del rischio informatico.
Il ruolo del software libero
L’Europa dispone già di una base importante. Linux, sviluppato nel 1991 da Linus Torvalds mentre studiava all’Università di Helsinki, dimostra come un progetto europeo possa diventare un’infrastruttura globale.
Le licenze libere permettono di utilizzare, studiare, modificare e redistribuire il software. Queste libertà possono ridurre il lock-in contrattuale, consentire verifiche indipendenti e mantenere disponibile il codice anche quando un fornitore viene acquisito o interrompe l’attività.
Oltre il “digital washing”
L’etichetta “sovrano” non basta. Un servizio basato su componenti aperte può continuare a dipendere da infrastrutture, aggiornamenti, chiavi crittografiche o società controllate fuori dall’Unione.
Per contrastare il digital sovereignty washing servono criteri verificabili: localizzazione e controllo dei dati, portabilità, interoperabilità, trasparenza proprietaria, audit del codice, gestione delle vulnerabilità e possibilità concreta di cambiare fornitore.
Il software libero rappresenta quindi uno strumento decisivo, ma non l’unica condizione. Senza investimenti in competenze, manutenzione e sicurezza della filiera, l’apertura del codice rischia di restare soltanto formale.
Cronologia essenziale
- 1991: nasce Linux all’Università di Helsinki. Università di Helsinki
- 2022: viene adottata la direttiva europea NIS2. Testo ufficiale NIS2
- 3 giugno 2026: presentato il pacchetto europeo per la sovranità tecnologica. Commissione europea
- 13-14 novembre 2026: SFSCON al NOI Techpark di Bolzano. SFSCON 2026
Abstract etico-sociale. L’open source favorisce trasparenza, concorrenza e continuità tecnologica. I rischi riguardano vulnerabilità non gestite, dipendenze nascoste e uso opportunistico dell’etichetta “sovrano”. In futuro, criteri pubblici di certificazione potrebbero orientare gli acquisti europei e rafforzare il controllo democratico sulle infrastrutture digitali.







