Nel Regno Unito cresce lo scontro tra industria culturale e aziende dell’intelligenza artificiale. Alla London Book Fair, circa 10.000 autori hanno sostenuto la pubblicazione di Don’t Steal This Book, un volume volutamente vuoto, usato come gesto simbolico contro l’uso di opere protette per l’addestramento dei modelli AI senza consenso né compenso. La protesta arriva mentre il governo britannico prepara, entro il 18 marzo 2026, un rapporto e una valutazione d’impatto sulle possibili riforme del rapporto tra copyright e AI.
Il nodo politico e giuridico è rilevante: la consultazione pubblica avviata dal governo nel dicembre 2024 aveva presentato quattro strade, dal mantenimento dello status quo fino a un’eccezione ampia per il text and data mining, passando per un modello “opt-out” in cui i titolari dei diritti dovrebbero riservarsi attivamente l’esclusione dall’uso da parte dell’AI. Nel documento di avanzamento pubblicato a dicembre 2025, l’esecutivo ha confermato che la decisione finale non era ancora stata presa.
La protesta degli scrittori si inserisce in un quadro più ampio. Il 6 marzo 2026 la Commissione Comunicazioni e Digitale della House of Lords ha raccomandato un modello basato su licenze e trasparenza, sostenendo che non esistono prove sufficienti per indebolire il copyright in favore dell’addestramento commerciale dei modelli. Lo stesso rapporto ricorda che le industrie creative britanniche hanno generato 124 miliardi di sterline di valore aggiunto lordo nel 2023, contro circa 12 miliardi attribuiti al settore AI nel 2024.
Il caso britannico mostra così una frattura sempre più evidente: da un lato l’esigenza di sostenere innovazione e competitività, dall’altro la richiesta di tutelare lavoro creativo, remunerazione e tracciabilità dei dati usati dai sistemi generativi. Sul piano etico e sociale, la questione non riguarda solo gli autori, ma il futuro dell’economia culturale europea e il confine tra innovazione legittima ed estrazione non consensuale di valore.
Breve approfondimento: cronologia e contesto
- 17 dicembre 2024: il governo UK apre la consultazione su copyright e AI, con opzioni che includono licensing, eccezioni TDM e modello opt-out.
- 15 dicembre 2025: il governo pubblica uno stato di avanzamento e fissa al 18 marzo 2026 il termine per report e impact assessment.
- 6 marzo 2026: la House of Lords chiede un approccio “licensing-first” e maggiore trasparenza.
- 10 marzo 2026: circa 10.000 autori sostengono il libro vuoto Don’t Steal This Book come protesta pubblica.
Consigli di approfondimento
- Consultazione ufficiale UK su copyright e AI.
- Progress report del governo britannico.
- Rapporto della House of Lords su AI, copyright e industrie creative.
- Posizione della Society of Authors sulla protesta.
Abstract: pro, rischi e possibili conseguenze
Il confronto britannico evidenzia un possibile vantaggio per l’ecosistema AI se venisse ampliato l’accesso ai dati, ma anche rischi elevati: compressione dei diritti economici degli autori, minore incentivo alla produzione culturale, opacità nei dataset e rafforzamento del potere delle grandi piattaforme. In prospettiva, una regolazione sbilanciata potrebbe accentuare tensioni sociali tra innovazione e lavoro creativo; una soluzione basata su licenze, trasparenza e remunerazione potrebbe invece favorire un compromesso più sostenibile tra sviluppo tecnologico e giustizia culturale.







