Il codice individuato nell’app Meta AI riapre il dibattito sul riconoscimento facciale negli occhiali intelligenti. La funzione “NameTag” non risulta attiva per gli utenti, ma secondo Wired era già integrata nell’app companion dei Ray-Ban Meta. Dopo l’inchiesta, Meta avrebbe rimosso componenti del sistema, mentre associazioni civili e autorità chiedono più garanzie.
Meta torna al centro dello scontro globale tra innovazione e privacy. Secondo un’inchiesta di Wired, nell’app Meta AI usata con gli occhiali intelligenti Ray-Ban Meta sarebbero stati individuati componenti software per una funzione interna chiamata “NameTag”, progettata per trasformare i volti ripresi dalle videocamere degli occhiali in impronte biometriche e confrontarle con dati disponibili sul dispositivo dell’utente. La funzione, precisa Wired, non era attiva per i consumatori.
La società ha respinto l’interpretazione dell’inchiesta, definendo il progetto esplorativo e sostenendo di non avere distribuito alcuna funzione di riconoscimento facciale agli utenti. Meta ha inoltre dichiarato di non voler creare un database centrale di volti. Tuttavia, un successivo aggiornamento dell’app avrebbe rimosso parti rilevanti del codice collegato a NameTag, alimentando nuove domande sulla trasparenza del progetto.
Il caso è particolarmente sensibile perché riguarda dispositivi indossabili capaci di registrare immagini nello spazio pubblico. Ad aprile, l’ACLU e 75 organizzazioni hanno chiesto a Mark Zuckerberg di fermare e smentire pubblicamente ogni piano per integrare riconoscimento facciale negli occhiali Ray-Ban e Oakley, definendo la tecnologia una minaccia per privacy, sicurezza personale e libertà civili.
La vicenda si inserisce in un precedente pesante: nel luglio 2024 Meta ha accettato un accordo da 1,4 miliardi di dollari con il Texas per chiudere una causa sull’uso non autorizzato di dati biometrici legati al riconoscimento facciale.
Il punto etico resta aperto: occhiali intelligenti e AI possono migliorare accessibilità, memoria aumentata e interazione quotidiana, ma il riconoscimento facciale indossabile rischia di normalizzare una sorveglianza invisibile, distribuita e difficilmente controllabile.
Breve approfondimento: cronologia essenziale
2021 — Meta annuncia la dismissione del sistema Facebook di riconoscimento facciale per il tagging automatico.
30 luglio 2024 — Il Texas annuncia l’accordo da 1,4 miliardi di dollari con Meta per dati biometrici.
13 aprile 2026 — ACLU e 75 organizzazioni chiedono a Meta di bloccare il riconoscimento facciale sugli occhiali smart.
Giugno 2026 — Wired pubblica l’analisi del codice NameTag; Meta nega il rilascio ai consumatori e rimuove componenti dall’app.
Consigli di approfondimento
Per un quadro normativo, sono utili le fonti ufficiali del procuratore generale del Texas sul caso biometrico, la lettera ACLU sui rischi civili e l’inchiesta tecnica di Wired sul codice individuato nell’app Meta AI.
Abstract: pro, rischi e conseguenze future
Gli occhiali AI possono offrire funzioni utili per accessibilità, traduzione, assistenza visiva e memoria contestuale. Il rischio etico nasce quando il riconoscimento facciale trasforma persone inconsapevoli in soggetti identificabili nello spazio pubblico. Le conseguenze future potrebbero includere nuove regole sui dati biometrici, limiti agli occhiali con videocamera e maggiore sfiducia sociale verso i dispositivi indossabili.







