L’intelligenza artificiale non minaccia solo lavori amministrativi o creativi, ma anche professioni altamente specializzate. Il caso di un ingegnere di machine learning licenziato da Block, la fintech guidata da Jack Dorsey, riaccende il dibattito globale sull’impatto reale dell’automazione sul mercato del lavoro tecnologico.
L’ingegnere che ha costruito l’AI che lo ha sostituito
Un ingegnere di apprendimento automatico, identificato con lo pseudonimo Kenji, ha raccontato a Business Insider di essere rimasto sorpreso dal licenziamento avvenuto nel recente taglio di personale di Block, società fintech fondata da Jack Dorsey.
Nel marzo 2026 l’azienda ha annunciato 4.000 licenziamenti, circa la metà della forza lavoro, sostenendo che l’intelligenza artificiale consente a team più piccoli di ottenere risultati migliori. Secondo Dorsey, “gli strumenti di intelligence hanno cambiato il significato di creare e gestire un’azienda”.
Kenji lavorava allo sviluppo di sistemi automatici di rilevamento delle frodi, progettati proprio per ridurre l’intervento umano. Con il tempo, ha osservato che parte delle attività svolte dal team venivano progressivamente automatizzate.
Quando è arrivata la comunicazione del licenziamento, l’ingegnere ha dichiarato di aver capito subito la logica della decisione: la tecnologia che aveva contribuito a sviluppare stava rendendo meno necessario il lavoro umano.
Licenziamenti tecnologici e investimenti in AI
Il caso non è isolato. Negli ultimi mesi molte aziende tecnologiche hanno annunciato tagli occupazionali mentre aumentano gli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Secondo Bloomberg, anche Oracle starebbe pianificando migliaia di licenziamenti mentre investe pesantemente in infrastrutture per data center destinati all’AI.
Tuttavia, diversi analisti invitano alla cautela. Alcuni ex dirigenti di Block, tra cui l’ex responsabile delle comunicazioni Aaron Zamost, hanno scritto sul New York Times che non è chiaro se l’AI stia realmente sostituendo i lavoratori o se venga utilizzata come narrazione per giustificare ristrutturazioni aziendali.
Il mercato del lavoro tra automazione e incertezza
Il dibattito rimane aperto. I dati del U.S. Bureau of Labor Statistics indicano un rallentamento dell’occupazione negli Stati Uniti negli ultimi mesi, ma isolare il ruolo dell’intelligenza artificiale rimane complesso.
Per molti lavoratori tecnologici emerge una nuova preoccupazione: anche chi sviluppa strumenti di AI potrebbe trovarsi esposto alla stessa automazione che contribuisce a creare.
Cronologia e contesto
- 2022–2024 – Ondata di licenziamenti nel settore tech dopo le assunzioni della pandemia.
- 2023 – Diffusione massiva dei modelli generativi come ChatGPT.
- 2025 – Crescono gli investimenti globali in data center e AI generativa.
- 2026 – Block annuncia 4.000 licenziamenti citando l’impatto dell’AI.
Fonti affidabili:
- Business Insider – https://www.businessinsider.com
- New York Times – https://www.nytimes.com
- Bureau of Labor Statistics – https://www.bls.gov
- Bloomberg – https://www.bloomberg.com
Approfondimenti consigliati
- OECD – AI and the Future of Work
https://www.oecd.org/employment/future-of-work - World Economic Forum – Future of Jobs Report
https://www.weforum.org/reports/future-of-jobs-report - International Labour Organization – AI and Labour Markets
https://www.ilo.org
Abstract: opportunità e rischi sociali
L’automazione basata sull’intelligenza artificiale promette maggiore produttività, riduzione dei costi operativi e innovazione nei processi aziendali. Tuttavia, genera anche rischi etici e sociali significativi, tra cui precarizzazione del lavoro qualificato, aumento delle disuguaglianze e concentrazione del potere tecnologico nelle grandi imprese.
Se la trasformazione continuerà al ritmo attuale, i sistemi educativi e le politiche del lavoro dovranno adattarsi rapidamente. In caso contrario, il rischio è una transizione occupazionale destabilizzante, in cui persino gli sviluppatori di AI potrebbero diventare le prime vittime della tecnologia che contribuiscono a creare.







