La clonazione vocale con intelligenza artificiale della storica doppiatrice francese di Lara Croft ha scatenato dure proteste tra fan e professionisti del doppiaggio. L’episodio, legato a un aggiornamento di Tomb Raider IV–VI Remastered, solleva questioni etiche e legali sull’uso delle voci generate artificialmente nei videogiochi.
L’attrice Françoise Cadol, voce di Lara Croft dal 1996 al 2008, ha denunciato l’uso non autorizzato di un clone vocale basato su sue registrazioni. I giocatori hanno percepito immediatamente un tono innaturale e robotico, privo del sarcasmo e della personalità che hanno reso iconico il personaggio. Il clamore ha spinto lo sviluppatore Aspyr ad ammettere l’inserimento di “contenuti generati dall’intelligenza artificiale non autorizzati”, poi rimossi.
Il caso ha messo in allerta la comunità internazionale del doppiaggio. Patrick Kuban, co-presidente di United Voice Artists, ha definito l’episodio “un segnale d’allarme sui rischi dell’automazione creativa”. Il timore è che il ricorso a voci sintetiche possa compromettere la professione di attori e doppiatori, replicando quanto già accade con i deepfake vocali diffusi online.
Cadol, supportata dai fan – che si definiscono i “guardiani della sua voce” – ha incaricato il suo avvocato di chiedere ad Aspyr risarcimento e scuse ufficiali. La vicenda, oltre a mettere in discussione la proprietà intellettuale delle voci, evidenzia la necessità di regole chiare nell’uso dell’IA nel settore creativo.
Approfondimento: cronologia e contesto
- 1996: Françoise Cadol inizia a doppiare Lara Croft in Francia.
- 2008: termina la sua collaborazione con la saga.
- 2023: proteste a Hollywood contro l’uso dell’IA nei videogiochi e nel cinema.
- 2025: Aspyr ammette l’uso non autorizzato di voci AI in Tomb Raider IV–VI Remastered.
Fonti affidabili:
- UNESCO – AI e cultura
- Commissione Europea – Etica dell’IA
- AP News
Consigli di approfondimento:
- SAG-AFTRA su IA e doppiaggio
- United Voice Artists
Abstract
Il caso della clonazione della voce di Lara Croft con IA rappresenta un campanello d’allarme per l’industria creativa. Pro: l’IA riduce costi e tempi di produzione. Contro: rischia di erodere diritti, lavoro e autenticità artistica. Sul piano etico e sociale, l’assenza di regole potrebbe minacciare intere professioni creative e la fiducia del pubblico. Le conseguenze future dipenderanno dalla capacità di bilanciare innovazione e tutela dei lavoratori.







