La startup statunitense, nata al MIT, prevede di raggiungere il guadagno energetico netto con il reattore sperimentale Sparc. Fondi da Google, Eni e Nvidia. Restano sfide tecniche e di approvvigionamento.
Commonwealth Fusion Systems (CFS), fondata nel 2018 come spin-off del Massachusetts Institute of Technology, si è imposta come uno dei protagonisti della corsa globale alla fusione nucleare. L’azienda ha raccolto quasi 3 miliardi di dollari, pari a un terzo degli investimenti privati mondiali nel settore, grazie al sostegno di partner strategici come Eni, Google, Nvidia e il fondo Breakthrough Energy di Bill Gates.
Secondo il CEO Bob Mumgaard, intervistato da Wired, l’obiettivo è ambizioso: raggiungere già nel 2027 un guadagno energetico netto (Q>1) con il reattore dimostrativo Sparc, in costruzione nel Massachusetts. Si tratta di una soglia cruciale per dimostrare la fattibilità commerciale della fusione, mai raggiunta finora da un tokamak.
Il passo successivo sarà la realizzazione di Arc, la prima centrale a fusione commerciale da 400 MW, prevista in Virginia entro l’inizio degli anni 2030. Google ha già firmato un accordo per l’acquisto di 200 MW di elettricità.
Tra i principali vantaggi di CFS vi sono i magneti superconduttori ad alta temperatura (HTS), in grado di generare campi magnetici più forti rispetto a Iter, il grande progetto internazionale in Francia. Questa innovazione consente di ridurre costi e tempi di costruzione.
Restano, tuttavia, ostacoli cruciali: la produzione su larga scala di trizio, la stabilità del plasma a 100 milioni di gradi e la gestione dell’infrastruttura industriale. Una volta stabilizzata la fusione, l’energia dei neutroni verrà trasformata in elettricità tramite turbine a vapore, seguendo un processo simile a quello delle centrali tradizionali.
Il boom dell’intelligenza artificiale, con l’elevato fabbisogno di energia dei data center, ha rafforzato l’interesse per la fusione. “La fusione e l’AI si completano a vicenda”, osserva Mumgaard, sottolineando come la crescente domanda energetica renda urgente diversificare le fonti.
Approfondimento: cronologia e fonti
- 1997: il reattore europeo JET ottiene Q=0,67, record mai superato finora (UKAEA).
- 2022: Lawrence Livermore National Laboratory raggiunge un guadagno netto con il confinamento inerziale (DOE USA).
- 2023: chiusura del JET dopo oltre 40 anni di attività.
- 2025: CFS raccoglie 863 milioni di dollari in finanziamenti, con il supporto di Google, Nvidia ed Eni.
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Abstract
Il progetto di Commonwealth Fusion Systems rappresenta una svolta potenziale nell’energia pulita, con la promessa di immettere elettricità da fusione in rete entro un decennio. Pro: energia senza emissioni, continuo approvvigionamento, risposta alla crescente domanda dei data center. Rischi: incognite tecniche sulla stabilizzazione del plasma, reperibilità del trizio, costi di industrializzazione. A livello etico e sociale, la fusione nucleare potrebbe ridurre la dipendenza da combustibili fossili, ma rischia di accentuare il divario tecnologico tra paesi in grado di svilupparla e quelli esclusi.







