L’uso crescente dei chatbot basati su IA solleva interrogativi scientifici sulle capacità cognitive umane. Studi preliminari suggeriscono una riduzione dell’attivazione cerebrale legata a creatività e memoria, mentre cresce il fenomeno della “resa cognitiva”.
Secondo una ricerca guidata da Nataliya Kosmyna del Massachusetts Institute of Technology, l’utilizzo di chatbot come ChatGPT potrebbe influenzare negativamente alcune funzioni cognitive. Lo studio, non ancora sottoposto a revisione paritaria, ha monitorato tramite elettroencefalogramma (EEG) 54 studenti impegnati nella scrittura di saggi.
I risultati mostrano che i partecipanti che utilizzavano l’IA presentavano minore attivazione nelle aree cerebrali associate alla creatività e all’elaborazione delle informazioni. Inoltre, tali studenti hanno evidenziato difficoltà nel ricordare e citare correttamente i contenuti prodotti.
Il fenomeno è stato descritto come una possibile forma di “delegazione cognitiva”: gli utenti tendono ad affidare al sistema compiti complessi, riducendo lo sforzo mentale. Un secondo studio della Università della Pennsylvania ha confermato questa tendenza, definendola “resa cognitiva”, ovvero la propensione a utilizzare l’IA anche quando non strettamente necessario.
Alcuni ricercatori parlano di un effetto progressivo, definito “effetto rana bollita”: il deterioramento cognitivo avverrebbe gradualmente, senza che l’utente ne sia pienamente consapevole. Parallelamente, emergono testimonianze aneddotiche — soprattutto tra adolescenti — che segnalano una percezione di dipendenza e una riduzione della capacità di esprimere idee originali.
Tuttavia, la comunità scientifica invita alla cautela: le evidenze disponibili sono ancora limitate e necessitano di ulteriori verifiche. Come sottolineato dalla stessa Kosmyna, il cervello umano non si “spegne”, ma tende a sfruttare scorciatoie cognitive, un comportamento naturale che l’IA potrebbe amplificare.
Approfondimento e cronologia
- 2024–2025: diffusione globale dei modelli generativi e integrazione nei sistemi educativi
Fonte: OECD – https://www.oecd.org - 2025: studi su memoria e apprendimento digitale evidenziano impatti dell’automazione cognitiva
Fonte: Nature – https://www.nature.com - 2026: prime evidenze EEG sull’uso di chatbot e attività cerebrale
Fonte: MIT Media Lab / BBC – https://www.bbc.com
Consigli di approfondimento:
- MIT Media Lab – ricerca su AI e cognizione: https://www.media.mit.edu
- OECD AI Policy Observatory: https://oecd.ai
- Nature Human Behaviour: https://www.nature.com/nhumbehav
Abstract: implicazioni etiche e sociali
L’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale potrebbe ridefinire il rapporto tra uomo e conoscenza. Tra i benefici: maggiore efficienza, accesso rapido alle informazioni e supporto decisionale. Tuttavia, emergono rischi significativi: riduzione dell’autonomia cognitiva, appiattimento della creatività e dipendenza tecnologica.
Sul piano sociale, ciò potrebbe ampliare le disuguaglianze tra chi utilizza l’IA in modo critico e chi ne diventa passivo utilizzatore. Sul piano etico, si apre il dibattito sulla responsabilità educativa e sull’integrazione consapevole di questi strumenti.
La sfida futura sarà trovare un equilibrio tra potenziamento tecnologico e preservazione delle capacità cognitive umane.







