Il Consiglio dei Ministri n. 177 del 10 giugno 2026 ha approvato in esame preliminare due decreti legislativi sull’intelligenza artificiale. I testi adeguano l’ordinamento italiano all’AI Act europeo e alla legge nazionale n. 132/2025, con ricadute su sicurezza pubblica, responsabilità civile, formazione e governance.
Il governo italiano accelera sull’intelligenza artificiale con due decreti legislativi approvati in via preliminare dal Consiglio dei Ministri n. 177. La novità politica è rilevante: l’Italia prova a tradurre l’AI Act europeo in regole nazionali operative, indicando ruoli, limiti e responsabilità per pubbliche amministrazioni, imprese e forze dell’ordine. Il dato da precisare è che il governo ha rivendicato l’Italia come primo Paese UE con un quadro nazionale allineato all’AI Act, mentre la formula “prima nazione al mondo” non risulta confermata nelle fonti ufficiali consultate.
Il punto più delicato riguarda l’uso dell’IA nelle attività di polizia. L’AI Act vieta in linea generale l’identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi pubblici per finalità di law enforcement, salvo eccezioni tassative: ricerca di vittime di rapimento, tratta o sfruttamento sessuale, persone scomparse, minacce gravi alla vita o attacchi terroristici, oppure identificazione di sospetti per reati gravi.
Il quadro europeo impone inoltre valutazioni sui diritti fondamentali, registrazione dei sistemi, autorizzazione preventiva di un’autorità giudiziaria o amministrativa indipendente e divieto di decisioni sfavorevoli basate solo sull’output del sistema.
Altro nodo centrale è la responsabilità per danni algoritmici. L’AI Act nasce proprio perché, in molti casi, un cittadino può non riuscire a capire perché un sistema abbia prodotto una decisione sfavorevole, ad esempio in assunzioni, credito o accesso a benefici pubblici.
La legge italiana n. 132/2025 ha già fissato principi di uso antropocentrico, trasparente e sicuro dell’IA, designando ACN e AgID come autorità nazionali competenti. La sfida ora sarà applicare le norme senza trasformare la tecnologia in scorciatoia decisionale.
Breve approfondimento: cronologia essenziale
13 giugno 2024 — Pubblicato il testo ufficiale del Regolamento UE 2024/1689, l’AI Act.
1 agosto 2024 — L’AI Act entra in vigore.
2 febbraio 2025 — Diventano applicabili i divieti sulle pratiche di IA a rischio inaccettabile e gli obblighi di alfabetizzazione sull’IA.
17 settembre 2025 — L’Italia approva la legge nazionale sull’intelligenza artificiale, con governance ACN-AgID.
10 giugno 2026 — Il CdM n. 177 approva in via preliminare due decreti legislativi di adeguamento.
2 agosto 2026 — L’AI Act diventa pienamente applicabile, con alcune eccezioni temporali per sistemi ad alto rischio.
Consigli di approfondimento
Leggere la pagina ufficiale della Commissione europea sull’AI Act per il calendario applicativo e la classificazione dei rischi.
Consultare l’AI Act Service Desk sull’articolo 5 per i limiti all’identificazione biometrica.
Approfondire la legge italiana sull’IA tramite il Dipartimento per la trasformazione digitale.
Abstract: pro, rischi e conseguenze future
I decreti rafforzano certezza giuridica, responsabilità umana e tutela dei cittadini contro decisioni algoritmiche opache. Il principale beneficio è l’inserimento dell’IA in un perimetro di controllo pubblico. I rischi riguardano sorveglianza biometrica, errori discriminatori, uso eccessivo in polizia e difficoltà di controllo tecnico da parte delle autorità. In futuro, la qualità democratica della norma dipenderà dalla formazione di giudici, amministrazioni, imprese e forze dell’ordine.







