Negli Stati Uniti l’intelligenza artificiale generativa sta abbassando i costi di accesso alla giustizia, ma solleva un problema crescente: l’aumento delle cause “pro se”, cioè presentate senza avvocato, può rendere i tribunali più accessibili e, allo stesso tempo, più vulnerabili a ricorsi fragili, documenti eccessivi e citazioni inventate.
Secondo lo studio “Access to Justice in the Age of AI”, firmato da Anand V. Shah del MIT e Joshua Y. Levy della University of Southern California, l’analisi di oltre 4,5 milioni di cause civili federali non carcerarie e 46 milioni di voci PACER mostra che la quota di cause civili federali avviate da cittadini senza rappresentanza legale è salita da una media storica vicina all’11% a circa il 17% nel 2025. Lo studio collega il salto alla diffusione degli strumenti di IA generativa dopo il lancio pubblico di ChatGPT nel novembre 2022.
Il fenomeno ha una doppia lettura. Da un lato, l’IA può aiutare cittadini che non possono permettersi un avvocato a orientarsi tra moduli, procedure e linguaggio giuridico. Reuters ha raccontato casi di persone che hanno usato chatbot come ChatGPT e Grok per preparare azioni civili, pur incontrando errori e limiti di affidabilità.
Dall’altro lato, giudici e avvocati segnalano un rischio sistemico: atti lunghi, argomentazioni solo apparentemente coerenti, citazioni giuridiche inesistenti e un carico amministrativo più pesante. Futurism, citando legali coinvolti in casi reali, ha descritto ricorsi generati dall’IA capaci di moltiplicare documenti e costi per le parti.
Il problema non riguarda solo i cittadini. Reuters ha riportato nuove iniziative per una regola federale che obblighi chi usa IA generativa nei depositi giudiziari a certificare l’accuratezza delle citazioni, dopo diversi casi di “allucinazioni” legali e sanzioni contro avvocati.
La questione etica è quindi chiara: l’IA può democratizzare l’accesso alla giustizia, ma senza verifiche umane rischia di trasformare il diritto in una macchina di produzione di contenziosi opachi, costosi e socialmente diseguali.
Breve approfondimento: cronologia essenziale
Novembre 2022 — ChatGPT viene reso disponibile al pubblico, aprendo l’uso di massa dei chatbot generativi anche per attività legali di base.
2023-2025 — Crescono i casi di citazioni giuridiche inesistenti prodotte da IA e finite in atti giudiziari.
Marzo 2026 — Lo studio MIT-USC documenta l’aumento delle cause federali “pro se” negli Stati Uniti.
Maggio 2026 — Reuters segnala la proposta di una regola federale per certificare l’accuratezza delle citazioni generate o assistite da IA.
Consigli di approfondimento
Approfondire lo studio MIT-USC su accesso alla giustizia e IA, il reportage Reuters sui cittadini che usano chatbot per fare causa e le linee guida deontologiche dell’American Bar Association sull’uso dell’IA generativa nella pratica legale.
Abstract: pro, rischi e conseguenze future
L’IA legale può ridurre barriere economiche, ampliare l’accesso alla giustizia e aiutare cittadini esclusi dai servizi legali. Il rischio è che strumenti non verificati producano documenti fuorvianti, sovraccarichino i tribunali e penalizzino proprio le persone più fragili. In futuro, la convivenza tra IA e giustizia dipenderà da verifica umana, trasparenza, responsabilità professionale e regole proporzionate.







