L’uso dei chatbot di intelligenza artificiale per compilare le dichiarazioni fiscali potrebbe generare errori significativi. Un test del New York Times mostra che diversi modelli AI hanno sbagliato i calcoli delle imposte di oltre 2.000 dollari in media. Gli esperti avvertono: gli LLM sono strumenti predittivi, non progettati per la precisione matematica richiesta dai sistemi fiscali.
La tentazione di affidare all’intelligenza artificiale la compilazione delle tasse cresce insieme alla diffusione dei chatbot generativi. Tuttavia, test recenti suggeriscono che questa scorciatoia tecnologica può trasformarsi in un problema costoso per i contribuenti.
Secondo un’analisi pubblicata dal New York Times, quattro dei principali modelli di intelligenza artificiale — tra cui ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic, Gemini di Google e Grok di xAI — hanno mostrato difficoltà nel selezionare correttamente i moduli fiscali e nel calcolare le imposte dovute. Nei test condotti utilizzando scenari reali tratti dal materiale formativo del software fiscale TaxSlayer, i chatbot hanno prodotto errori medi superiori ai 2.000 dollari nel calcolo delle tasse.
Il problema, spiegano gli analisti, deriva dalla natura stessa dei modelli linguistici.
Benedict Evans, analista tecnologico citato dal New York Times, sottolinea che la fiscalità è un ambito in cui ogni dettaglio conta, mentre i modelli generativi tendono a fornire risposte plausibili ma non necessariamente corrette.
Erik Brynjolfsson, ricercatore dello Stanford Institute for Human-Centered AI, evidenzia una differenza strutturale: i software fiscali tradizionali utilizzano logiche procedurali e matematiche “se-allora”, progettate per la precisione. Gli LLM, invece, sono sistemi probabilistici che prevedono il testo più probabile sulla base dei dati di addestramento.
Questo limite emerge anche nei progetti commerciali. Il chatbot fiscale Intuit Assist, integrato nel software TurboTax, ha mostrato in alcuni test risposte irrilevanti o inaccurate, evidenziando le difficoltà di integrare modelli generativi in sistemi che richiedono affidabilità normativa.
Gli esperti suggeriscono quindi cautela: l’intelligenza artificiale può essere utile per riassumere documenti o spiegare concetti fiscali, ma affidarle direttamente il calcolo delle imposte resta rischioso.
Cronologia e contesto del problema
- 2023–2024 – Cresce l’uso di chatbot AI per assistenza finanziaria e fiscale.
https://hai.stanford.edu - 2024 – L’IRS statunitense avverte sui rischi di affidarsi a strumenti non certificati per la dichiarazione dei redditi.
https://www.irs.gov - 2026 – Test del New York Times mostra errori significativi nei calcoli fiscali dei principali modelli AI.
https://www.nytimes.com
Approfondimenti
- Stanford Institute for Human-Centered AI – Research on generative AI
https://hai.stanford.edu - IRS guidance on tax software and digital filing
https://www.irs.gov - Analisi tecnologica di Benedict Evans
https://www.ben-evans.com
Abstract: benefici e rischi sociali
L’uso dell’intelligenza artificiale nei servizi fiscali rappresenta un potenziale strumento di democratizzazione dell’accesso alla consulenza finanziaria. Tuttavia, l’attuale architettura dei modelli generativi non garantisce la precisione richiesta dai sistemi tributari.
Pro
- semplificazione della comprensione di norme fiscali complesse
- assistenza preliminare ai contribuenti
- accesso a informazioni fiscali a basso costo
Rischi
- errori di calcolo e dichiarazioni errate
- responsabilità legale del contribuente
- diffusione di informazioni fiscali inaccurate
Nel medio periodo è probabile che i sistemi fiscali adottino modelli ibridi, combinando logiche procedurali e AI generativa. Senza controlli rigorosi e verifiche normative, però, l’automazione fiscale potrebbe creare nuovi rischi di contenzioso e disinformazione finanziaria.







