Link al documento da scaricare: https://unu.edu/inweh/collection/environmental-cost-of-AIs-Enrgy-Use-Carbon-water-and-land-footprints
Tipo documento: Research Report / Rapporto di ricerca UNU-INWEH, PDF
Titolo del rapporto: Environmental Cost of AI’s Energy Use: Carbon, Water and Land Footprints
DOI: 10.53328/INR26RMA002
Un nuovo rapporto dell’Università delle Nazioni Unite avverte che l’espansione dell’intelligenza artificiale non pesa solo sulle emissioni di carbonio, ma anche su acqua, suolo, reti elettriche e giustizia ambientale. Entro il 2030, i data center potrebbero consumare 945 TWh di elettricità e 9,3 trilioni di litri d’acqua.
L’intelligenza artificiale è sempre più presentata come infrastruttura invisibile dell’economia digitale. Ma secondo il rapporto dell’UNU-INWEH, pubblicato il 3 giugno 2026, la sua base materiale è tutt’altro che immateriale: server, chip, raffreddamento, energia, minerali critici e rifiuti elettronici stanno creando una nuova pressione ambientale globale.
Il dato più rilevante riguarda i data center. Il rapporto stima che il loro consumo elettrico globale possa raggiungere 945 terawattora entro il 2030, quasi il 3% della domanda mondiale prevista. L’impronta idrica associata arriverebbe a 9,3 trilioni di litri, pari al fabbisogno domestico annuo di base di 1,3 miliardi di persone nell’Africa subsahariana. L’impronta territoriale supererebbe invece i 14.500 chilometri quadrati.
La ricerca contesta una narrazione troppo centrata sulla sola CO₂. Un’energia a basse emissioni non è automaticamente a basso impatto idrico o territoriale. Alcune scelte “verdi” sul carbonio possono spostare il costo su acqua e suolo, soprattutto in aree già vulnerabili.
Il rapporto evidenzia anche che il costo principale non deriva più soltanto dall’addestramento dei modelli, ma dall’inferenza: l’uso quotidiano dei sistemi da parte di miliardi di utenti. Questa fase potrebbe rappresentare l’80-90% del consumo energetico totale dell’IA.
La questione è quindi politica oltre che tecnologica: dove costruire i data center, con quale energia alimentarli, quali limiti imporre a video, immagini e output ad alta intensità computazionale, e come evitare che i benefici vadano ai Paesi ricchi mentre costi ambientali e rifiuti restano altrove.
Breve approfondimento: cronologia essenziale
2023 — Irlanda: i data center arrivano al 21% del consumo elettrico misurato, superando le utenze domestiche urbane.
2025 — Scenario globale: i data center consumano circa 448 TWh di elettricità.
3 giugno 2026 — Rapporto UNU-INWEH: viene pubblicato il rapporto sul costo ambientale dell’IA.
2030 — Scenario previsto: 945 TWh di elettricità, 9,3 trilioni di litri d’acqua, 14.500 km² di impronta terrestre e fino a 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici annui.
Consigli di approfondimento
- Pagina ufficiale UNU-INWEH del rapporto: https://unu.edu/inweh/collection/environmental-cost-of-AIs-Enrgy-Use-Carbon-water-and-land-footprints
- Comunicato stampa UNU-INWEH: https://unu.edu/inweh/news/environmental-cost-of-AIs-Enrgy-use-carbon-water-and-land-footprints
- DOI del rapporto: https://doi.org/10.53328/INR26RMA002
Abstract: benefici, rischi etici e conseguenze sociali
L’intelligenza artificiale può migliorare ricerca, sanità, servizi pubblici e produttività. Tuttavia, il rapporto UNU-INWEH mostra che la sua crescita rischia di ampliare disuguaglianze ambientali e digitali. I benefici economici si concentrano nei Paesi con infrastrutture di calcolo, mentre acqua, suolo, miniere e rifiuti elettronici possono gravare su comunità meno protette. Senza trasparenza, limiti d’uso e governance internazionale, l’IA potrebbe diventare una tecnologia ad alto costo ecologico nascosto, con nuove tensioni sociali attorno a risorse idriche, energia e sovranità digitale.







