X ha introdotto un interruttore per impedire a Grok di modificare le foto caricate dagli utenti, ma la misura appare più cosmetica che risolutiva. I test pubblicati da The Verge indicano che il blocco funziona soprattutto quando qualcuno prova a richiamare @Grok dentro una conversazione su X per alterare un’immagine. Non impedisce però altri percorsi di modifica, come il riutilizzo dell’immagine nell’app di Grok o il semplice reupload del file. In più, la funzione non risulta annunciata ufficialmente, non copre i vecchi post e al momento sembra limitata all’app iOS.
Il tema è sensibile perché arriva dopo mesi di forte pressione pubblica e istituzionale. A gennaio xAI aveva già limitato l’editing di immagini dopo le polemiche per la generazione di contenuti sessualizzati e non consensuali che coinvolgevano persone reali, compresi minori. Reuters ha riferito che il 14 gennaio xAI ha imposto restrizioni più ampie sulle capacità di image editing di Grok, proprio in risposta alle contestazioni dei regolatori.
La vicenda non si ferma alla reputazione della piattaforma. Ofcom ha aperto un’indagine formale nel Regno Unito su X per verificare il rispetto degli obblighi di tutela contro contenuti illegali; la Commissione europea ha avviato una nuova indagine formale ai sensi del Digital Services Act; l’ICO britannico ha annunciato accertamenti sul trattamento dei dati personali connessi a Grok. Anche una coalizione di 35 procuratori generali statunitensi ha scritto a xAI esprimendo preoccupazione per deepfake intimi non consensuali generati dall’AI.
Il punto, quindi, non è solo tecnico. Il nuovo “blocco” di X offre un margine di controllo, ma non elimina il rischio strutturale: quando la protezione vale in un solo scenario e si aggira in pochi secondi, la sicurezza resta incompleta. Sul piano etico e sociale, questo lascia aperti problemi di consenso, tutela dei minori, abuso dell’immagine personale e responsabilità delle piattaforme.
Breve approfondimento – cronologia essenziale
- 2-4 gennaio 2026: emergono i primi casi internazionali di immagini sessualizzate generate con Grok; Reuters documenta contenuti che coinvolgono donne e minori.
- 9-15 gennaio 2026: xAI limita alcune funzioni di editing e generazione dopo la pressione di governi e autorità.
- 12 gennaio 2026: Ofcom apre un’indagine formale su X nel Regno Unito.
- 23 gennaio 2026: 35 attorney general statunitensi inviano una lettera a xAI sui deepfake intimi non consensuali.
- 26 gennaio 2026: la Commissione europea avvia una nuova indagine formale su X e Grok sotto il DSA.
- 3 febbraio 2026: l’ICO britannico annuncia un’indagine su X e xAI per i trattamenti di dati legati a Grok.
- marzo 2026: emerge il nuovo toggle “block modifications by Grok”, ma i test mostrano che è facilmente aggirabile.
Consigli di approfondimento
Commissione europea sul caso X/Grok
Ofcom sull’indagine UK
ICO su dati personali e Grok
Lettera dei 35 attorney general USA
Abstract: pro e rischi
Il vantaggio del nuovo blocco è simbolico: segnala che X riconosce il problema e introduce almeno una barriera minima. Il rischio reale, però, è che una protezione incompleta venga presentata come soluzione sufficiente. Sul piano etico, questo può normalizzare la manipolazione non consensuale delle immagini; sul piano sociale, può aumentare sfiducia, danni reputazionali e vulnerabilità di minori e soggetti esposti. Se i controlli resteranno parziali, è probabile un aumento della pressione regolatoria e un irrigidimento delle norme su AI generativa, responsabilità di piattaforma e tutela dell’identità digitale.







