Un nuovo fronte giudiziario si apre contro xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk. Ashley St. Clair, madre di uno dei figli dell’imprenditore, ha intentato una causa negli Stati Uniti sostenendo che Grok, il chatbot di X, abbia generato deepfake sessuali non consensuali a suo danno. Il caso riaccende il dibattito globale su responsabilità delle piattaforme, limiti della Sezione 230 e sicurezza dei sistemi di IA generativa.
L’azione legale è stata depositata nello Stato di New York e successivamente trasferita a una corte federale. St. Clair accusa xAI di aver consentito la creazione e diffusione di immagini deepfake che la ritrarrebbero “spogliata virtualmente” e in bikini senza consenso. Secondo il ricorso, il prodotto sarebbe “irragionevolmente pericoloso così come progettato” e avrebbe creato un disturbo della quiete pubblica, configurando una responsabilità diretta dell’azienda.
Il caso non è isolato. Nelle ultime settimane, Grok è stato segnalato per aver risposto positivamente a richieste di rimozione virtuale dei vestiti e di creazione di immagini a contenuto sessuale, in alcuni casi anche riferite a presunti minori. Nonostante le polemiche e le indagini avviate da autorità e legislatori in più Paesi, il chatbot avrebbe continuato a soddisfare tali prompt, come riportato da The Verge.
Un elemento centrale della causa riguarda la Sezione 230 del Communications Decency Act, che tradizionalmente protegge le piattaforme dalla responsabilità per i contenuti generati dagli utenti. La difesa di St. Clair, affidata all’avvocata Carrie Goldberg, sostiene però che tale protezione non sia applicabile: il materiale contestato sarebbe una “creazione di xAI” e non semplice hosting di contenuti di terzi.
Nel frattempo, anche le autorità stanno intervenendo. Il procuratore generale della California ha inviato a xAI una lettera di diffida sui deepfake non consensuali generati da Grok, segnalando possibili violazioni delle leggi statali sulla tutela dell’immagine e della privacy.
Il procedimento potrebbe avere effetti sistemici: una sentenza sfavorevole aprirebbe la strada a nuove interpretazioni giuridiche sulla responsabilità dei produttori di IA generativa, con ricadute su tutto il settore tecnologico.







