Common Sense Media ha assegnato una valutazione di “rischio elevato” a Gemini di Google per bambini e adolescenti, evidenziando lacune nei sistemi di sicurezza e limiti nell’adattamento alle diverse età.
L’organizzazione statunitense Common Sense Media ha pubblicato il 5 settembre 2025 un’analisi critica delle piattaforme Gemini Under 13 e Gemini per adolescenti. Nonostante le protezioni aggiuntive introdotte da Google, entrambe le versioni risultano sostanzialmente derivate dal modello per adulti, con filtri minimi, e non progettate specificamente per i bisogni dei minori.
Secondo i test condotti, i chatbot presentano difetti strutturali: possono ancora esporre bambini e ragazzi a contenuti inappropriati legati a sesso, droghe, alcol e persino fornire “consigli” pericolosi in ambito di salute mentale. Inoltre, la mancanza di differenziazione tra fasce d’età ignora le esigenze di sviluppo specifiche dei più piccoli.
Robbie Torney, Senior Director dei programmi di intelligenza artificiale di Common Sense Media, ha sottolineato: «Una piattaforma di IA per bambini deve adattarsi alle loro esigenze, non limitarsi a una versione semplificata di un prodotto per adulti».
Le raccomandazioni principali dell’organizzazione prevedono:
- nessun utilizzo di chatbot AI sotto i 5 anni;
- uso solo supervisionato dai 6 ai 12 anni;
- utilizzo limitato ai 13-17 anni esclusivamente per compiti scolastici e creativi, evitando l’uso come compagnia o supporto emotivo.
La valutazione avverte inoltre che le misure di privacy, come il mancato salvataggio delle conversazioni, possono generare risposte incoerenti e potenzialmente dannose.
Cronologia e fonti di contesto
- Common Sense Media – AI Risk Assessments
- Linee guida dell’American Academy of Pediatrics sull’uso degli schermi: AAP (nuova scheda)
- Studio UNESCO sull’IA e i minori: UNESCO AI & Children (nuova scheda)
Consigli di approfondimento
- “AI and Children’s Rights” – UNICEF (nuova scheda)
- Rapporto UE: “Bambini e IA – rischi e opportunità” (nuova scheda)
Abstract
L’analisi di Common Sense Media mette in luce i pro: tentativo di Google di introdurre filtri di protezione e misure di privacy; ma anche i rischi: esposizione a contenuti dannosi, assenza di progettazione pedagogica, mancato riconoscimento di sintomi di disagio psicologico. Le conseguenze future potrebbero riguardare non solo la sicurezza digitale, ma anche la fiducia dei minori nella tecnologia e l’interazione sociale, alimentando vulnerabilità psicologiche e rischi etici.







