Il Governo italiano ha approvato in via preliminare due schemi di decreto legislativo sull’intelligenza artificiale. La partita riguarda governance, sanzioni, lavoro, formazione, polizia, responsabilità civile e penale. Ma il “primato” rivendicato dall’Esecutivo resta, per ora, politico: i testi devono ancora superare pareri parlamentari, Regioni e Autorità competenti.
L’Italia accelera sull’intelligenza artificiale, ma il traguardo normativo non è ancora raggiunto. Nella seduta del 10 giugno 2026, il Consiglio dei ministri ha esaminato due decreti legislativi collegati alla legge n. 132/2025 e all’adeguamento interno al Regolamento europeo 2024/1689, l’AI Act.
Il primo schema definisce governance, vigilanza, sanzioni, sperimentazione regolatoria, formazione e lavoro. Il secondo riguarda l’uso dell’IA nelle attività di polizia e nel processo penale, oltre a profili di responsabilità civile e dei fornitori. Il modello nazionale assegna ad AgID il ruolo di autorità di notifica e ad ACN quello di vigilanza del mercato e punto di contatto unico europeo. Restano competenze settoriali per Banca d’Italia, Consob, Ivass e Garante privacy.
Sul piano sanzionatorio, l’impianto richiama l’AI Act: per le pratiche vietate sono previste multe fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo. Nel lavoro, il passaggio più rilevante è il divieto di decisioni fondate solo su sistemi automatizzati, con possibile nullità del licenziamento adottato in violazione del principio.
La parte più delicata riguarda la responsabilità. I decreti puntano a rafforzare sicurezza, tracciabilità e obblighi documentali, anche in vista del recepimento della nuova direttiva UE sulla responsabilità da prodotto difettoso.
Il nodo politico-giuridico resta aperto: l’Italia vuole anticipare l’Europa, ma l’Unione sta già discutendo semplificazioni al Digital Omnibus. Il rischio è una regolazione nazionale complessa prima ancora che il quadro europeo sia stabilizzato.
Fonti principali usate
Il comunicato del Consiglio dei ministri n. 177 conferma l’approvazione preliminare dei due schemi di decreto legislativo sull’IA nella seduta del 10 giugno 2026. Il Regolamento UE 2024/1689 è l’AI Act europeo e stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale nel mercato unico. La Direttiva UE 2024/2853 aggiorna la responsabilità per danno da prodotti difettosi, includendo le nuove tecnologie. Il Parlamento europeo ha adottato nel marzo 2026 la propria posizione sul Digital Omnibus per semplificare l’attuazione dell’AI Act. Consiglio e Parlamento UE hanno poi raggiunto un accordo provvisorio sulla semplificazione delle norme IA il 7 maggio 2026.
Breve approfondimento — Cronologia essenziale
- 13 giugno 2024 — Adozione del Regolamento UE 2024/1689, il primo quadro europeo organico sull’intelligenza artificiale.
- 23 ottobre 2024 — Approvazione della Direttiva UE 2024/2853 sulla responsabilità da prodotti difettosi.
- 23 settembre 2025 — Legge italiana n. 132/2025: deleghe al Governo e principi nazionali sull’IA.
- 26 marzo 2026 — Il Parlamento europeo vota la posizione sul Digital Omnibus per semplificare l’AI Act.
- 10 giugno 2026 — Il Governo italiano approva in esame preliminare i decreti attuativi.
Consigli di approfondimento
Per ricostruire il quadro normativo, conviene partire dal testo ufficiale dell’AI Act su EUR-Lex, dalla Direttiva UE 2024/2853 e dal comunicato del Consiglio dei ministri. Per il contesto europeo in evoluzione, è utile seguire il dossier del Parlamento europeo sul Digital Omnibus.
Abstract — Pro, rischi e conseguenze etico-sociali
I decreti italiani possono offrire maggiore certezza a imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni, spingendo verso tracciabilità, formazione e responsabilità. Il rischio è però una governance frammentata tra più autorità, con oneri elevati soprattutto per PMI e startup. Sul piano sociale, la tutela contro decisioni automatizzate nel lavoro è un passo rilevante, ma dovrà tradursi in controlli effettivi. In futuro, la qualità del sistema dipenderà meno dagli annunci e più dalla capacità di garantire indipendenza delle autorità, trasparenza tecnica e coerenza con l’Unione europea.







