CoreWeave ha firmato un ordine iniziale da 6,3 miliardi di dollari con Nvidia, rafforzando la propria posizione come fornitore strategico di capacità cloud per l’intelligenza artificiale. L’intesa, annunciata il 15 settembre 2025, prevede che Nvidia si impegni ad acquistare qualsiasi capacità non venduta ai clienti fino al 13 aprile 2032, garantendo stabilità finanziaria al data center statunitense ed europeo.
Un’alleanza strategica
L’accordo estende e modifica quello già siglato nell’aprile 2023, fungendo da garanzia per CoreWeave. Secondo gli analisti di Barclays, si tratta di una diversificazione positiva per Nvidia e di una tutela per CoreWeave, che deve gestire le preoccupazioni degli investitori sulla dipendenza da pochi clienti chiave come Microsoft e OpenAI.
Il ruolo di OpenAI e la crescita dei costi
A marzo 2025 CoreWeave ha stretto un contratto quinquennale da 11,9 miliardi con OpenAI per fornire capacità di cloud computing, seguito da un ulteriore impegno fino a 4 miliardi entro il 2029. Nonostante una domanda in forte crescita, le spese operative di CoreWeave sono quasi quadruplicate nel secondo trimestre, toccando 1,19 miliardi di dollari.
Impatti sul mercato
Le azioni CoreWeave (CRWV.O) sono salite dell’8% dopo l’annuncio, segnalando fiducia degli investitori. Nvidia, da parte sua, rafforza la propria strategia di espansione nella filiera AI, assicurandosi risorse fondamentali per il training dei modelli di nuova generazione.
Cronologia e fonti affidabili
- Aprile 2023 – Primo accordo tra CoreWeave e Nvidia.
- Marzo 2025 – Contratto da 11,9 miliardi con OpenAI (Reuters).
- Agosto 2025 – CoreWeave segnala forte crescita della domanda AI.
- Settembre 2025 – Annuncio dell’ordine da 6,3 miliardi con Nvidia.
Approfondimenti consigliati
- Analisi Barclays sulla diversificazione Nvidia
- Report Reuters sul mercato del cloud AI
Abstract
L’accordo CoreWeave–Nvidia da 6,3 miliardi rappresenta un passo cruciale per la stabilità del cloud AI. Pro: sicurezza finanziaria per CoreWeave, diversificazione per Nvidia, spinta all’innovazione. Rischi: concentrazione del mercato, aumento dei costi operativi e possibili squilibri concorrenziali. A livello etico e sociale, la crescente dipendenza dall’infrastruttura di pochi attori globali solleva interrogativi su sovranità tecnologica, equità di accesso e impatto occupazionale futuro.







