Alcuni risultati commerciali di ChatGPT hanno indirizzato gli utenti verso negozi clonati. OpenAI ha rimosso i domini segnalati, ma il caso mostra i rischi di affidare all’intelligenza artificiale la scelta dei venditori.
ChatGPT può facilitare la ricerca di prodotti, ma una sua raccomandazione non certifica l’affidabilità del commerciante. L’allarme nasce da un’indagine del servizio britannico Ask Silver, ripresa da Guardian e Futurism, su siti fraudolenti comparsi tra le fonti suggerite dal chatbot.
Alla domanda su borse popolari del marchio Russell & Bromley, ChatGPT avrebbe restituito prezzi, modelli e collegamenti anche verso due negozi clonati. Le pagine imitavano il rivenditore, utilizzavano domini dall’aspetto ufficiale e proponevano sconti fino all’80%. Gli acquisti, secondo l’indagine, potevano concludersi con il pagamento di merce mai consegnata.
I truffatori avrebbero sfruttato la ristrutturazione del marchio britannico, acquisito da Next nel gennaio 2026. Il gruppo conferma nei propri risultati finanziari che Russell & Bromley è diventato un brand di sua proprietà.
OpenAI ha dichiarato di essere a conoscenza di un numero limitato di siti potenzialmente ingannevoli, di aver preso provvedimenti e di stare rafforzando le protezioni. L’azienda precisa inoltre che i risultati commerciali di ChatGPT sono selezionati indipendentemente e non costituiscono pubblicità.
Resta però un punto delicato: non è dimostrato che i truffatori abbiano “avvelenato” i dati di addestramento. Il Guardian ha eliminato questa ipotesi dal proprio articolo il 12 giugno, chiarendo che l’apparizione di risultati falsi non prova un attacco di data poisoning.
La Polizia Postale raccomanda di controllare attentamente l’indirizzo del sito, diffidare degli sconti anomali e verificare l’identità del venditore prima di pagare.
Cronologia e approfondimento
- Gennaio 2026: Next acquisisce Russell & Bromley.
- 7 giugno: il Guardian documenta i siti clonati suggeriti da ChatGPT.
- 9 giugno: National Trading Standards pubblica l’allerta ai consumatori.
- 12 giugno: viene ritirata l’ipotesi non provata di data poisoning.
Abstract — Pro e rischi
L’AI riduce tempi di ricerca e confronto dei prezzi. Il rischio è però trasferire fiducia e potere commerciale a sistemi che possono presentare fonti non verificate. Senza controlli più rigorosi, lo shopping agentico potrebbe amplificare frodi, furti di dati e perdita di fiducia nelle piattaforme digitali.







