Dietro molti chatbot “romantici” presentati come intelligenza artificiale si nascondono lavoratori umani sottopagati. Una testimonianza dal Kenya riapre il dibattito su sfruttamento digitale, inganno emotivo ed etica dell’IA.
Una nuova testimonianza raccolta dalla Data Workers’ Inquiry ha portato alla luce una realtà poco visibile dell’economia dell’intelligenza artificiale: dietro alcuni chatbot romantici e conversazionali non operano algoritmi autonomi, ma lavoratori umani pagati pochi centesimi a messaggio.
Michael Geoffrey Asia, lavoratore keniano con una laurea in aviazione, racconta di essere stato impiegato come “operatore di chat testuale” per conto di una società di outsourcing. Il suo compito consisteva nel simulare personalità fittizie su piattaforme di chat presentate agli utenti come basate su IA. Le conversazioni erano spesso intime, emotivamente coinvolgenti e di lunga durata, con l’obiettivo di mantenere l’utente attivo e pagante.
Asia riferisce di essere stato retribuito circa 0,05 dollari a messaggio, con vincoli stringenti su velocità di digitazione, numero di parole e continuità narrativa. Il mancato rispetto delle metriche poteva comportare sanzioni o la perdita del lavoro. Il tutto vincolato da accordi di non divulgazione che impedivano di rivelare la vera natura del servizio.
Secondo stime internazionali, tra 154 e 435 milioni di persone lavorano oggi nel digital labor globale. Molti di questi ruoli – dalla moderazione dei contenuti all’etichettatura dei dati – sono concentrati in Paesi a basso reddito, con salari ridotti e scarse tutele. Il caso dei chatbot romantici evidenzia una doppia asimmetria: economica, per chi lavora, ed emotiva, per utenti convinti di interagire con un sistema artificiale neutro.
La vicenda solleva interrogativi urgenti su trasparenza, consenso informato e responsabilità delle piattaforme, soprattutto in un contesto in cui le relazioni affettive mediate dall’IA sono in rapida crescita.
——— Approfondimento e contesto
- 2019–2023: inchieste su moderatori di contenuti in Africa per Big Tech (ONU, ILO)
- 2024: studi su “ghost work” e lavoro invisibile nell’IA (MIT, Oxford Internet Institute)
- 2025: crescita delle piattaforme di companion AI e chatbot affettivi
Fonti istituzionali e autorevoli
- International Labour Organization (ILO): https://www.ilo.org
- Oxford Internet Institute: https://www.oii.ox.ac.uk
- MIT Technology Review (ghost work): https://www.technologyreview.com
Consigli di approfondimento
- Ghost Work di Mary L. Gray e Siddharth Suri
- Report UE su lavoro digitale e piattaforme: https://commission.europa.eu
Abstract – Pro, rischi e conseguenze sociali
Pro: accesso al lavoro digitale in aree svantaggiate; crescita economica delle piattaforme.
Rischi: sfruttamento, inganno emotivo, opacità sull’uso di manodopera umana.
Conseguenze future: possibile erosione della fiducia nell’IA, aumento delle richieste di regolazione, necessità di standard etici su trasparenza e tutela dei lavoratori digitali.







