Le imprese stanno accelerando sull’intelligenza artificiale, ma il ritorno economico non è sempre chiaro. Tra costi di calcolo, licenze, uso improprio dei modelli e rischi di governance, il 2026 sta diventando l’anno del “bagno di realtà” per l’AI aziendale.
Secondo un articolo di Victor Tangermann pubblicato da Futurism il 29 maggio 2026, diverse aziende starebbero rivedendo l’entusiasmo iniziale verso l’intelligenza artificiale generativa, soprattutto per l’aumento dei costi e per benefici non ancora misurabili. Il caso citato riguarda anche Microsoft, che avrebbe ridotto licenze interne per Claude Code, e Uber, dove il COO Andrew Macdonald ha segnalato difficoltà nel collegare la spesa in AI a miglioramenti concreti di produttività.
Il problema non è l’adozione, ma il valore. Business Insider ha raccolto valutazioni di manager e investitori secondo cui molte imprese stanno spendendo molto in “token” e strumenti AI senza metriche solide di ritorno. Lo stesso Macdonald ha indicato che l’uso massiccio dell’AI non si traduce automaticamente in prodotti migliori o più rapidi.
I dati, però, mostrano un quadro non uniforme. KPMG rileva che oltre tre quarti delle funzioni finance usano AI per pianificazione, reporting e analisi, e il 71% dichiara benefici economici pari o superiori alle attese. IBM, invece, sottolinea che i risultati emergono soprattutto dove l’AI è integrata nei processi, con governance, dati puliti e obiettivi misurabili.
Resta il nodo etico e di sicurezza: agenti autonomi, dati aziendali sensibili e dipendenza da pochi fornitori possono ampliare i rischi di fuga di informazioni, opacità decisionale e concentrazione tecnologica. Il tema non è più se usare l’AI, ma dove, con quali limiti e con quale responsabilità.
Breve approfondimento: cronologia essenziale
2025 — Studi sul lavoro indicano benefici mirati: un esperimento NBER su 66 imprese e 7.137 knowledge worker ha registrato meno tempo su email e lavoro fuori orario per chi usava strumenti generativi integrati.
Aprile 2026 — Reuters riporta, citando il Wall Street Journal, che OpenAI avrebbe mancato target interni di utenti settimanali e ricavi; OpenAI ha contestato la lettura del report.
Maggio 2026 — KPMG segnala forte adozione dell’AI nella finanza aziendale, ma insiste su qualità dei dati e regole d’uso.
Maggio 2026 — Crescono le preoccupazioni sui costi non controllati dell’AI generativa in azienda.
Consigli di approfondimento
Per una lettura più solida conviene confrontare l’articolo di Futurism con il report KPMG “Global AI in Finance 2026”, le analisi IBM sul ROI dell’AI e gli studi NBER sugli effetti reali della GenAI sul lavoro.
Abstract: pro, rischi e conseguenze sociali
L’AI può ridurre tempi operativi, migliorare analisi e automatizzare processi ad alto valore. Il rischio è una corsa imitativa: strumenti costosi usati per compiti marginali, senza controllo dei dati né misurazione del ROI. Le conseguenze future potrebbero includere maggiore selezione degli investimenti, tagli ai progetti pilota inutili, governance più rigida e una nuova frattura tra aziende capaci di integrare l’AI nei processi e imprese che la usano solo come simbolo di innovazione.







