Le dichiarazioni di un CEO dell’intelligenza artificiale riaccendono il dibattito globale sul futuro del lavoro: tra previsioni drastiche, interessi industriali e risposte politiche, emerge uno scenario complesso che coinvolge milioni di giovani.
Secondo quanto dichiarato da Bill McDermott, amministratore delegato di ServiceNow, la Generazione Z potrebbe affrontare un tasso di disoccupazione fino al 30-35% nei prossimi anni a causa dell’adozione crescente dell’intelligenza artificiale. L’affermazione, rilasciata durante un’intervista a CNBC il 19 marzo 2026, riflette una narrativa sempre più diffusa nel settore tecnologico: l’automazione avanzata e gli agenti AI sostituiranno una quota significativa delle attività lavorative tradizionali.
McDermott ha sottolineato come “gran parte del lavoro sarà svolto da agenti”, evidenziando un cambiamento strutturale nel modello produttivo. Tuttavia, tali dichiarazioni devono essere contestualizzate: ServiceNow sta intensificando gli investimenti nell’AI, anche attraverso partnership strategiche con OpenAI, in un momento in cui il mercato premia fortemente le aziende orientate verso l’intelligenza artificiale.
Dati recenti indicano che l’impatto dell’AI sul lavoro è reale ma non uniforme. Secondo il World Economic Forum (Future of Jobs Report 2025), l’AI potrebbe creare circa 97 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030, a fronte di 85 milioni di ruoli potenzialmente sostituiti. La trasformazione riguarda quindi più una riconfigurazione delle competenze che una distruzione netta dell’occupazione.
Sul fronte politico, emergono posizioni divergenti. Il senatore statunitense Bernie Sanders ha invitato a una maggiore cautela, sostenendo la necessità di valutare gli effetti sistemici dell’AI prima di accelerarne l’adozione.
In questo contesto, il rischio principale non è solo tecnologico, ma sociale: la velocità della transizione potrebbe ampliare le disuguaglianze, soprattutto tra i giovani e i lavoratori meno qualificati.
Approfondimento e cronologia
- 2023–2024: diffusione globale dei modelli generativi (OpenAI, Google DeepMind)
Fonte: https://www.weforum.org/reports/future-of-jobs-report-2025 - 2025: crescita degli agenti AI autonomi nelle aziende
Fonte: https://www.mckinsey.com/capabilities/quantumblack/our-insights - 2026: dichiarazioni dei CEO su impatti occupazionali e aumento automazione
Fonte: CNBC (intervista a McDermott)
Consigli di approfondimento:
- World Economic Forum – Future of Jobs Report
https://www.weforum.org/reports/future-of-jobs-report-2025 - McKinsey – AI and the Future of Work
https://www.mckinsey.com/featured-insights/future-of-work
Abstract: opportunità e rischi
L’intelligenza artificiale rappresenta un acceleratore di produttività e innovazione, ma anche una potenziale fonte di instabilità sociale.
Pro:
- Nuove professioni ad alta specializzazione
- Maggiore efficienza e riduzione dei costi
- Espansione dei servizi digitali
Rischi:
- Disoccupazione giovanile e polarizzazione del lavoro
- Concentrazione del potere tecnologico
- Pressioni etiche su governance e redistribuzione
Nel medio termine, la sfida sarà politica oltre che tecnologica: bilanciare innovazione e tutela sociale per evitare una frattura generazionale.







