Il governo italiano ha approvato in esame preliminare due decreti legislativi sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è allineare l’ordinamento nazionale all’AI Act europeo, ma il nodo politico ed economico resta aperto: quando la regolazione tutela diritti e sicurezza, e quando rischia di frenare innovazione, imprese e competitività?
L’Italia accelera sulla regolazione dell’intelligenza artificiale. Il Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026 ha approvato in via preliminare due schemi di decreto legislativo attuativi della legge 23 settembre 2025, n. 132, nel quadro del Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act. I testi dovranno ora passare al vaglio delle Commissioni parlamentari, della Conferenza delle Regioni e delle autorità competenti prima dell’approvazione definitiva.
Il principio cardine è antropocentrico: l’IA può assistere, ma non sostituire la responsabilità umana. La legge 132/2025 stabilisce che i sistemi di IA devono rispettare diritti fondamentali, trasparenza, sicurezza, protezione dei dati, non discriminazione e sorveglianza umana.
Il primo decreto riguarda governance, formazione e lavoro. ACN e AgID assumono ruoli centrali, con competenze settoriali per Banca d’Italia, Consob, Ivass e Garante Privacy. È previsto anche uno spazio di sperimentazione regolatoria per testare sistemi di IA prima dell’immissione sul mercato. Nel lavoro, le decisioni su assunzioni, sanzioni e licenziamenti non potranno basarsi solo su automatismi: servirà supervisione umana, e il licenziamento automatizzato in violazione della norma sarà nullo.
Il secondo decreto interviene su polizia, biometria, responsabilità civile e penale. L’identificazione biometrica in tempo reale sarebbe ammessa solo in casi tassativi, con autorizzazione e limiti temporali; sono vietate banche dati biometriche create con scraping non mirato.
Il punto più delicato per le imprese è la responsabilità civile: se un danno da IA si collega a violazioni dell’AI Act, il nesso causale potrà essere presunto. È una tutela per le vittime, ma anche un forte aumento del rischio legale per provider e deployer. La direttiva UE 2024/2853 aggiorna infatti la responsabilità da prodotto difettoso includendo software e nuove tecnologie, con applicazione ai prodotti immessi sul mercato dal 9 dicembre 2026.
La sfida sarà evitare due estremi: una deregulation pericolosa e una burocrazia così pesante da rendere l’innovazione impraticabile.
Breve approfondimento: cronologia essenziale
13 giugno 2024 — L’UE approva il Regolamento 2024/1689 sull’intelligenza artificiale, base normativa comune per gli Stati membri.
23 ottobre 2024 — Approvata la direttiva UE 2024/2853 sulla responsabilità da prodotti difettosi, che considera anche software e IA.
17 settembre 2025 — Il Senato approva definitivamente la legge italiana sull’IA, presentata dal governo come primo quadro nazionale organico nell’UE.
10 giugno 2026 — Il Consiglio dei Ministri approva in esame preliminare due decreti attuativi.
9 dicembre 2026 — Termine europeo rilevante per la nuova disciplina sulla responsabilità da prodotto difettoso.
Consigli di approfondimento
Leggere il testo della Legge 132/2025 per i principi generali su diritti, sorveglianza umana e cybersicurezza.
Consultare il dossier di Sistema Penale per gli aspetti su biometria, polizia, responsabilità penale e d.lgs. 231/2001.
Approfondire la direttiva UE 2024/2853 per capire l’impatto su software, prodotti digitali e risarcimento danni.
Abstract: pro, rischi etici e conseguenze sociali
Il nuovo quadro italiano sull’IA può rafforzare tutela dei diritti, sicurezza, trasparenza e responsabilità delle imprese. Il vantaggio è una maggiore protezione per cittadini, lavoratori e consumatori. Il rischio è un eccesso di adempimenti che penalizzi startup, PMI e ricerca. Sul piano sociale, la norma potrebbe rendere più accettabile l’uso dell’IA se garantirà controllo umano reale; al contrario, se diventerà solo burocrazia formale, aumenterà il divario tra chi può permettersi la compliance e chi resterà fuori dal mercato.







