Un giudice federale di San Francisco ha approvato un accordo da 1,5 miliardi di dollari tra Anthropic e un gruppo di autori ed editori che accusavano la società di intelligenza artificiale di aver utilizzato illegalmente circa 465.000 libri per addestrare i propri chatbot. La decisione, emessa dal giudice William Alsup, rappresenta una pietra miliare nella battaglia legale sul copyright nell’era dell’IA.
Secondo i termini, gli autori riceveranno in media 3.000 dollari per libro piratato. L’intesa non copre le opere future, ma segna un precedente rilevante. L’Authors Guild e l’Association of American Publishers hanno salutato l’accordo come un passo decisivo per imporre responsabilità alle aziende tecnologiche. “La violazione dei diritti d’autore ha un prezzo elevato”, ha dichiarato la presidente Maria A. Pallante.
Anthropic, da parte sua, ha espresso soddisfazione per la conclusione preliminare, ribadendo che la Corte aveva già stabilito a giugno che l’addestramento delle IA può configurarsi come uso trasformativo. Tuttavia, Alsup ha richiamato l’attenzione sulla complessità nella distribuzione dei risarcimenti, temendo che alcuni autori meno noti possano restare esclusi.
La scrittrice Andrea Bartz, tra le promotrici della causa, ha definito l’accordo una vittoria simbolica e concreta: “La nostra proprietà intellettuale non è vostra e non potete prenderla”.
Approfondimento e cronologia
- Giugno 2025 – Il giudice Alsup stabilisce che l’uso di testi protetti per addestrare IA non è illegale di per sé, ma censura Anthropic per averli acquisiti da fonti pirata.
- Settembre 2025 – Approvazione preliminare dell’accordo da 1,5 miliardi di dollari.
- Fonti: Associated Press, Authors Guild, Association of American Publishers.
Consigli di approfondimento
- Studio UE su AI Act e copyright: Commissione Europea
- Analisi accademica su IA e proprietà intellettuale: WIPO
Abstract
L’accordo tra Anthropic e gli autori segna un precedente legale senza precedenti nel settore dell’intelligenza artificiale. Pro: tutela della proprietà intellettuale, incentivo a pratiche di licensing corrette, segnale forte alle Big Tech. Rischi: complessità nella distribuzione dei compensi, esclusione di autori minori, rischio che le aziende trovino nuove vie per aggirare le regole. In prospettiva, la vicenda accelera la necessità di norme chiare e globali sul rapporto tra IA e copyright, influenzando futuri equilibri tra creatività umana e innovazione tecnologica.







